Per anni abbiamo guardato con speranza all’esperienza bolivariana, riconoscendovi il tentativo di contrastare la povertà e restituire dignità alle popolazioni native.

Ma il tempo e le storie che ci arrivavano da quella parte del mondo ci hanno imposto di fare i conti con una realtà diversa: militarizzazione, repressione, violazioni dei diritti umani, un paese bloccato in una crisi che sembrava non avere via d’uscita.

Otto milioni di persone su trenta sono state costrette a lasciare il Venezuela. Un esodo immenso, spesso a piedi, verso Colombia, Ecuador, Perù; solo chi aveva più mezzi è riuscito ad andare più lontano. Non è un “dato geopolitico”: sono corpi, storie, famiglie separate.

Lə venezuelanə in esilio non sono un blocco unico. Hanno idee politiche, percorsi e speranze diverse. Ridurre tutto a una contrapposizione ideologica significa cancellare la complessità di una società che oggi cerca, con fatica, una via d’uscita.
Le recenti svolte politiche e internazionali hanno riaperto aspettative e interrogativi, non senza nuove paure.

Non vogliamo sostituirci a queste voci: vogliamo creare uno spazio in cui chi viene dal Venezuela possa parlare, raccontare, contraddirsi, esprimere rabbia, speranza, disillusione.

Crediamo che senza ascolto non ci sia solidarietà, e senza solidarietà non ci sia futuro.
Un futuro che, se deve esistere, potrà nascere solo dalla ricomposizione delle diverse componenti della società venezuelana, non dalla rimozione o dal silenzio.

📍 Via Valeriano 3f, Roma
🗓️ Domenica 1 febbraio
⏰dalle 19 alle 23

Nel frattempo, possiamo — e dobbiamo — ascoltare.

Leggi qui sotto la testimonianza completa de* nostr* attivist*: